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Quando la dipendenza affettiva infrange il patto d’amore con se stessi

Dipendenza affettivaVorrei porre l’attenzione su questa dolorosa ossessione definita dipendenza affettiva, che ci fa vivere a galla e spesso, senza salvagente.

Cos’è, quale sono le dinamiche psicologiche che la caratterizzano e come distaccarsene.

Partiamo dalle origini. Le dipendenze. Ognuno di noi è dipendente in qualche misura dagli altri, tutti noi abbiamo bisogno di approvazione, empatia, conferme e ammirazione, per sostenerci e per regolare la nostra autostima. La vera indipendenza non è né fattibile né auspicabile, ma è possibile gestirla, tenendola a guinzaglio, quella che amo definire una convivenza obbligata, ma piacevole e funzionale. La nostra è diventata una società dipendente, drogata, lontana dal mondo interiore. Siamo abituati a non sentire, ma soprattutto a  non sentirci. Abbiamo subito un’anestesia totale i cui effetti fanno fatica ad essere smaltiti.

Cos’è questa dipendenza affettiva? E’ una condizione di disagio caratterizzata da un’assenza cronica di reciprocità nella vita relazionale, il famoso dare-avere in disequilibrio, e nelle sue manifestazioni, soprattutto all’interno della coppia, tende a stressare più del dovuto, creando dei veri e propri donatori d’amore a senso unico. Preferisco parlare di un malessere psicologico piuttosto che di una malattia. Sono spudoratamente contro le patologizzazioni a tutti costi, all’interno delle quali le persone vengono marchiate a vita e chiuse in un raccoglitore.

La dipendenza affettiva porta come naturale conseguenza a rapporti malsani perché nasce da una personalità destrutturata, che non riesce a camminare su gambe forti.

Vi sono chiare dinamiche psicologiche che contraddistinguono la dipendenza affettiva, le quali fanno da grillo parlante, ma solo se le accogliamo senza opporvi resistenza, potremo liberarcene.

  1. Vivete con la convinzione che la vostra storia ha un enorme potenziale che però sonnecchia ancora sotto il cuscino;
  2. Siete convinti di rendere migliore il vostro uomo o la vostra donna, dando uno schiaffo al rispetto che non vi porta (l’illusione che con le sole vostre cure amorevoli si possa rendere migliori anche la persona più deplorevole);
  3. Vi portate sempre dietro il libretto delle giustificazioni per ogni suo comportamento (se non mi ama è perché sono io che non riesco a farmi amare ecc…);
  4. Vivete il vostro rapporto sia con attrazione che con repulsione, (della serie Non posso stare con te, ma Non posso stare senza di te);
  5. Siete così affamati d’amore che sentite la necessità di ricevere e aumentare la vostra dose giornaliera di affetto anche da un angolo del marciapiede (peccato che anche lui sia occupato con l’alzata di zampa del cane di passaggio);
  6. Rincorrete il “fuggi fuggi” della vostra autostima che vuole uscire, in modo esorcistico, dal vostro corpo malaticcio e fragile;
  7. Perseguite esclusivamente, come compitino per casa giornaliero, il benessere del vostro partner, tralasciando il proprio;
  8. Ricadete sempre, nelle vostre scelte sentimentali, su persone altrettanto problematiche, portatori sani a loro volta di altre forme di dipendenza.

Se vi siete rivisti, anche in parte, in alcune di questi modelli comportamentali, dovreste seriamente chiedervi se il vostro è semplicemente un Mal d’Amore o Dipendenza affettiva.

Autostima FeminileLa guarigione dalla dipendenza affettiva non prevede, mi spiace deludervi proprio alla fine, l’allontanamento dalla persona che crea dipendenza, ma l’acquisizione dell’autonomia affettiva che manca, in modo tale che si creino dei rapporti realmente desiderati e non illusori. Affrontare il malessere e chiedere aiuto in questi casi non è facile e, solitamente, si giunge a ciò quando si percepisce la perdita della propria identità che vi ha portato ad intossicarvi d’amore.

L’amore dipendente, come avrete visto, segue un iter ben preciso, è molto diligente, stagnante, ossessivo e non ammette colpi di scena! Le vostre storie dunque, facciamole ripartire, rinnovandole di buoni propositi, con questa citazione di Epicuro che afferma in modo solenne: La più grande ricchezza è nel bastare a se stessi.

 

 

Chi sonoGaia, psicologa e antropologa dell’amore. Non esercito la professione in modo tradizionale, preferisco qualcosa di più movimentato, difatti ho scelto di diventare una PsicoScrittrice in prima linea, nel pronto soccorso del web. Mi ritengo una sopravvissuta dell’amore e mi diverto ad esercitare la scoperta dell’universo maschile e femminile in tutte le sue sfaccettature. Talvolta scomoda, perché rompo le acque “apparentemente calme”, ai nostalgici dei sentimenti e ai sentimenti. Dobbiamo farcene una ragione; per quanto sia ancora incomprensibile, e per molti inaccettabile, Adamo ed Eva stanno pareggiando i conti in fatto di problemi di cuore, e problematiche di disagio affettivo.

Sono nata e cresciuta nel Diario di Adamo di Vanity Fair, con la mia rubrica “PsicoGaia” , e collaboro, sempre come psicologa nella rubrica Benessere di Vanity Fair. A breve andrò in sala parto per dare alla luce il mio primo libro. Un manuale di prevenzione amorosa per donne single (e non solo), che vuole sbugiardare qualche maschietto e mettere al riparo, con cure amorevoli, le affezionate del principio “in amore, troppo è ancora poco”.

Il mio desiderio più grande è quello di far nascere in voi donne, una nuova consapevolezza: gli uomini sbagliati o non adatti esistono, ma perché andarseli a cercare a tutti costi?

I miei riferimenti se volete:

Vertigini dal cuore email: psicogaia18@yahoo.com;

account Twitter: psiscogaia18, usando l’hashtag #PsicoGaia

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