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Crisi di Coppia

Vivere insieme, condividere le stesse cose facendo coincidere il mondo affettivo con le esigenze sempre più pressanti della vita esterna è stressante e difficile. E così ci si accorge un giorno che non si sta più bene insieme (anche se ad accorgersene è sempre solo uno dei coniugi) e che, molte cose non sono affatto come le vorremmo o come le abbiamo immaginate, e da qui comincia la Crisi di Coppia.

Tuttavia i problemi apparentemente insuperabili possono aiutare le coppie ad unirsi maggiormante.

Dopo il matrimonio o convivenza c’è inevitabilmente un cambiamento nella dinamica del rapporto di coppia. Succede ad ogni coppia. Alcune coppie attraversano questi periodi di tempesta senza problemi, mentre altre devono affrontare delle sfide che possono compromettere del tutto il futuro della coppia. Come la relazione cambia, i partner tendono a cambiare. Se amate il vostro partner il vostro obiettivo sarà di mantenere viva l’unione.

Il primo passo per farlo è quello di capire quali segni indicano qualcosa che non va.

Uno dei primi segni di questi problemi nel matrimonio è non condividere più le cose. Un tempo probabilmente non vedevate l’ora di raccontare ogni cosa all’altro. Nel corso del tempo questo tipo di comunicazione si è ridotta fino a non  comunicare più su nulla. Può dipendere dal fatto che si conosce (o si crede di conoscere) così bene il partner da sapere già il tipo di reazione a certi argomenti così si sorvola o addirittura comincia a regnare il silenzio.

Due i modi propri di una comunicazione: quella verbale, fatta di parole, silenzi e quella non verbale, fatta di gesti, di presenza, in cui il corpo gioca la sua parte, ma fatta anche di toni, emozioni, sentimenti e pensieri nascosti che spesso fanno la vera musica di un discorso.  Nella vita concreta i due tipi di comunicazione spesso si mescolano. E parole e gesti possono dare messaggi concordanti o discordanti. Capita quando le parole non corrispondono al tono o ai gesti. E la comunicazione diventa ambigua, lascia un senso di vuoto, di solitudine.

Pensiamo di conoscere bene l’altro, spesso crediamo di sapere già dove andrà a parare appena inizia a parlare, non mettiamo in conto che le persone evolvono, cambiano i loro pensieri e  il loro mondo interiore,  come anche il nostro che a volte resta inaccessibile o per il quale non sappiamo trovare parole o modi giusti di dire.

Così finisce che agiamo: fughe, rabbie, delusioni, chiusure. Agiamo anche i nostri sentimenti affettivi buono, interesse, cura, desiderio di rendere felice l’altro, ma poi ci aspettiamo che l’altro veda, comprenda, ascolti.

Provate a pensare quante volte una moglie dice al marito (questa o situazioni simili) “Sono stanchissima, ho pulito la casa tutto il giorno”. È facile che ­ il marito dica:­“Perché ti sei stancata tanto tesoro? Potevi lasciare qualcosa per domani.”  e la moglie si arrabbia.

Sembra un controsenso, ma in realtà c’è qualcosa che non passa. Lei  si aspetta che il marito le riconosca la fatica e i risultati ottenuti, che le dica “brava”, che le riconosca l’aspetto affettivo che lei ha messo nel fare ordine. Per il marito è scontato che lei sia brava. Lo sa, l’ha sposata apposta! Quello che non passa sono le nostre aspettative, i nostri bisogni, che ci aspettiamo che l’altro ci riconosca senza che noi lo chiediamo perché altrimenti non vale, non è “vero amore”!

E le nostre giornate sono spesso piene di questi sottintesi che finiscono per diventare malintesi.

Max

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